Mentre scendo la scala...
Mentre scendo la scala dell'areo a Linate ricevo addosso la pioggerellina, il cielo è grigio, fa freddo. Sono a Milano, in aprile. Poche ore fa ero a Siviglia. Venerdì Santo, sabato, Pasqua e lunedì dell'Angelo. Ho sottobraccio el Pais.
Erano anni che desideravo andare a Siviglia, per una corrida.
Tutti i discorsi degli animalisti, le polemiche che sento da anni, i racconti di persone orripilate dal sangue non sono mai riusciti a farmi dimenticare Fiesta e Fiesta mobile di Hemingway. Perciò per Pasqua ho voluto andare a Siviglia, per una corrida. Ma è solo un tassello. E' incastonato nella Spagna, insieme alla sangria, alla paella, al flamenco, a las saetas, alla Semana Santa, a Las Ramblas, a Gaudì, al sole, alle chicas e a molto altro. Ma quella di Pasqua a Siviglia è LA CORRIDA. La ragazza che ho conosciuto venendo dall’aereoporto, mi porta all’ingresso degli spogliatoi, nella via dove passeranno le compagnie dei toreri. E passano, dalle finestre e balconi ai lati della strada si affacciano persone che applaudono, le donne sono elettriche. Entri nella Plaza de toros e vieni colpito dalla luce, dal caldo, dalla terra gialla, dalla sensazione di antico. Tutti i posti sono numerati. C’è la banda, “no hacen timbales”, mi dice la ragazza. Non hanno tamburi. Il pubblico, mi accorgo dal pubblico che non sono allo stadio. Non uno schiamazzo. Tutti vestiti più che decentemente. Ogni posto numerato. E il sole. Nell’arena è tracciato un cerchio. Ci saranno 6 tori, bravos, dicono loro. Il primo toro non è un toro ma un leone. La prima cosa che noto e la gobba di muscoli sulle spalle, poi la testa alta, fiera, i fianchi snelli e le corna, lunghe, acuminate, dritte, pericolose, e corre in giro, il toro, a scatti, la fa da padrone, è sicuro di se.
Ma comincia la corrida. Comincia.
I due picadores si mettono in due punti opposti del cerchio. I cavalli vengono condotti a mano e sono bendati, altrimenti scapperebbero. Il toro. Comincia a caricare. Il picador. Comincia a colpire la gobba muscolosa. Ha a disposizione solo due colpi. Ogni toro tende a colpire con un solo corno e e il picarod, con la corta lama della lancia, ledendo i muscoli delle spalle ha il compito di accentuare questa tendenza, dirà poi al torero come si comporterà il toro, quel toro. Ma il toro carica il cavallo, lo solleva per aria, e continua, continua a colpire e il picador continua, continua a tenerlo a bada, poi il toro si allontana. Primero tercio. Non c’è sipario, ma un’altra cosa deve cominciare. Entrano i banderilleros. Hanno il compito di infilzare degli arpioni colorati sulla schiena del toro. La punta è di due centimetri e una volta entrata, la banderilla gli rimane attaccata. Il toro con queste cose sulla schiena non arretrerà, non farà il vigliacco. La riuscita della corrida dipende anche da lui. Deve dare l’opportunità al torero di dare il meglio di sé. Altrimenti non verrà applaudito, sarà un toro malo. Non hacen timbales. Non ce né bisogno. Nessuno sta percuotendo tamburi, ma mi sembra di sentirne uno, pum pum pum, ritmico continuo, inevitabile, pum pum pum pum. E’ una caccia? Ci sono i cacciatori cacciati, c’è la belva, pum pum pum pum. Secondo tercio. Terzero tercio. Il torero bagna la cappa con una brocca d’acqua. La stoffa deve essere pesante, deve fare quello che vuole lui, non il vento. E’ giovanissimo. All’apertura della corrida ha accolto il toro alla sua porta. Ci sono altre tre porte nell’arena, quella delle compagnie, la porta trionfale, sotto il palco della famiglia reale. Oggi c’è o Rey Juan Carlos, con la moglie e con l’Infanta. Viene aperta raramente, solo quando il torero ottiene due orecchie dalla Maestranza. Questo torero ha accolto il toro all’apertura, prima dei picadores con la faena. Si è messo in ginocchio davanti alla porta, pum pum pum pum, la mantiglia bene aperta, come un muro, si è segnato, ha fatto cenno di aprire. La massa del toro puntando alla cappa da lontano arrivava, pum pum pum pum, di corsa, imponente, il torero sempre in ginocchio con un gesto sollevò la cappa, il toro seguì la cappa con un balzo scavalcando il torero leggermente sulla destra. Pum pum pum pum,pum. Faena, applausi, fazzoletti bianchi. E via comincia la danza immobile del torero, velocissima della cappa, movimenti lenti, maestosi, ipnotici, il toro si diverte, il torero soffre, il toro soffre, il torero si diverte, lo studia, lo addomestica, lo fa girare, saltare, giravoltare, il torero prepara la spada, deve stoccare alla cruz, l’incrocio della spina dorsale e le scapole, nel quadrante basso a sinistra. Sotto, in corrispondenza, c’è il cuore. Questa è bravura del torero. Avrà due orecchie e il trionfo della porta reale.
Ma intanto è il tramonto, pum pum pum, la mattanza continua, si accendono i riflettori, l’abito di luz riflette la luce e la sabbia gialla, danza, si muove abbaglia, il toro sa tutto, ma continua a caricare, a seguire la cappa, deve farlo, lo sa ed è felice. Arriva la stoccata precisa a la cruz. Il toro si ferma per qualche attimo, una fontana bianca e rossa comincia a fluire abbondantemente dalla bocca, qualche secondo e il toro stramazza per terra fra gli applausi del pubblico. Chi è mai morto fra gli applausi? I gladiatori.
Antonio da Firenze